Quando la Valtellina cede alla dominazione dei Grigioni (1512-1797),il commercio del vino si intensifica. I confederati svizzeri amano questo nebbiolo di montagna e ne fanno trasportare a dorso di mulo fino a 15.000 litri al giorno verso Coira,Zurigo,la Boemia.
Per poter far fronte a tale domanda di produzione di uva,i contadini valtellinesi compiono uno sforzo titanico: terrazzano le pendici della valle con muretti a secco.
Valtellina: 2500 km di muretti a secco e l'arte UNESCO
Oggi,tali terrazzamenti formano la più grande area vitata di montagna d'Italia: circa 850-980 ettari di vigne sostenute da 2500 chilometri lineari di muretti a secco,costruiti pietra su pietra senza malta,in equilibrio puro.
È l**'opera di muratura** più estesa della regione Lombardia,un monumento ben visibile,che fa onore alle generazioni che l'hanno alzata.
Nel 2018 l'UNESCO ha iscritto "l'arte dei muretti a secco" nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità. È un riconoscimento transnazionale che coinvolge otto paesi europei (Italia,Croazia,Cipro,Francia,Grecia,Slovenia,Spagna,Svizzera) e tutela la tecnica costruttiva tramandata da secoli.
La Valtellina è una delle aree italiane più rappresentative di quest'arte,sebbene dal punto di vista formale i suoi terrazzamenti non sono inseriti nel Dossier di Candidatura.
Sopra quei muretti il Chiavennasca trova condizioni climatiche eccezionali. Il versante retico orientato a sud riceve ben oltre 1900 ore di sole all'anno.
Un tale livello di eliofania è paragonabile a quello ricevuto da Pantelleria,isola posta nel cuore del Mediterraneo,a oltre 1000 km di distanza in direzione sud.
Le Alpi Retiche bloccano i venti freddi provenienti da settentrione,mentre le Orobie schermano quelli caldi meridionali. La Breva,risalendo dal Lario,porta con sè aria tiepida che asciuga foglie e acini.
È un microclima considerabile quasi mediterraneo a 600 metri di quota,in mezzo a montagne che sfiorano i 4000 metri di altitudine.
Cinque sono le sottozone della DOCG Valtellina Superiore,ognuna con il suo carattere: Maroggia è la più occidentale,Sassella è la più celebre e tannica,Grumello è elegante e profumato,Inferno è la più calda e potente,Valgella la più orientale e fragrante. Cinque sfumature di Nebbiolo che cambiano da una curva all'altra della valle.
Brianza e Montevecchia: la Toscana della Brianza
Sulle colline brianzole,tra Lecco e Milano,la viticoltura ha una storia più discreta ma altrettanto antica. Cesare Cantù,nell'incipit del suo Carlambrogio da Montevecchia del 1836,descrive Montevecchia come "una collina,dalle falde alla cima ridente di vigne a poggio e di frutteti,di campetti e panchine a scala".
Da quella descrizione viene il soprannome di "Toscana della Brianza".
Anche qui le viti crescono su terrazzamenti,meno spettacolari ed estesi dei loro cugini valtellinesi,ma altrettanto antichi,costruiti fin dal Medioevo. I filari corrono sul ciglio dei terrazzi,esposti al sole pieno,su suoli argilloso-calcarei ricchi di minerali.
Il vento del lago si manifesta dolcemente,attenuato dalle colline,ma capace di portare freschezza nelle calde notti d'estate.