Le montagne di Lecco sono state un posto di lavoro molto prima di diventare un panorama.
Dentro la Grigna ci sono gallerie. Dai fianchi di queste valli si cavava minerale di ferro, in Valsassina e in Valvarrone, dove le prime tracce di estrazione risalgono all'età romana, e lungo il torrente Gerenzone, che scende in città attraverso i rioni di Laorca, Malavedo, Rancio e San Giovanni, l'acqua faceva girare le ruote di decine di fucine e trafilerie.
Ne uscivano chiodi e fil di ferro, catene, fibbie, attrezzi agricoli. I boschi davano il carbone per i forni, i torrenti la forza motrice, Milano a un giorno di strada il mercato. Lecco era la città del ferro, e i sentieri che oggi portano ai rifugi erano le strade di chi andava a cavare. Poi gli operai hanno cominciato a salire quelle stesse montagne di domenica, gratis, per niente, e siccome sapevano lavorare il metallo, si sono costruiti gli attrezzi.
Tenete a mente questa frase, perché spiega Lecco meglio di qualunque altra cosa. Poi però mettiamola da parte un momento, perché intanto c'è una città da girare.
Lecco sta all'estremità meridionale del ramo orientale del lago di Como, incastrata tra la roccia e l'acqua dentro 45 chilometri quadrati che contengono un capoluogo di provincia da quasi 47.000 abitanti e quindici rioni con nome proprio. È l'unico punto in cui il lago esce: qui l'Adda riprende il suo corso verso sud, e questo fa di Lecco una soglia invece che una riva.
Sopra la città si stagliano maestose le cime delle Grigne e il Resegone; dentro la città un centro storico medievale e neoclassico, i luoghi dei Promessi Sposi, e due storie del Novecento che valgono da sole il viaggio.

