L'isola maledetta del Lario
Comacina,l'unica isola del Lago di Como,è stata rasa al suolo,disabitata per otto secoli e «condannata» da una formula che tutti citano come la maledizione di un vescovo. I documenti,però,raccontano una storia diversa,e più interessante.
C'è un punto,sul ramo di Como che volge a mezzogiorno,dove il lago si stringe tra Sala Comacina e la punta di Balbianello,e lascia affiorare l'unica vera isola del Lario: un fuso di roccia e verde lungo poco più di seicento metri e largo poco più di duecento.
Da Ossuccio,sull'altra riva,sembra di poterla toccare: la separano dalla terraferma poco più di cento metri d'acqua.
Eppure per quasi ottocento anni,su quella striscia di terra a portata di remo,non ha vissuto nessuno. Non per caso. Non per dimenticanza. Ma perché,così racconta la tradizione,un vescovo l'aveva condannata.
Questa è la seconda puntata della serie sui misteri del Lario. Nella prima abbiamo seguito una fonte che pulsa da prima dell'Impero Romano e una villa-fortezza voluta da un assassino,a Torno.
Qui ci spostiamo di una decina di chilometri,davanti al borgo di Lenno,per raccontare un'isola distrutta in un solo giorno,una maledizione che probabilmente non è mai stata pronunciata da chi crediamo,e tre uomini che nel Novecento ebbero il coraggio (o l'incoscienza) di tornarci.
Come sempre: con scrupolo,separando il documento dalla leggenda.

