La chiesa più bella dell'Alto Lario dà le spalle al lago.
Santa Maria del Tiglio sta a pochi metri dall'acqua, e dall'acqua non se ne vede la faccia: si vede la schiena. La curva delle tre absidi, il tetto di piode che scende basso, la pietra a righe che si scalda al primo sole.
La facciata vera, fasce alternate di marmo bianco di Musso e pietra grigia, e il campanile di trentacinque metri incastrato sopra il portale come una torre di guardia che ha cambiato mestiere, guarda dall'altra parte. Verso i monti. Verso la strada.
Nel XII secolo le chiese si orientavano a oriente, e a oriente qui c'è il lago: la scelta è liturgica, non distratta. Ma il risultato dice una cosa esatta su Gravedona ed Uniti, e la dice meglio di qualunque guida. Quando questa chiesa è stata costruita, il lago non era il panorama da cui farsi ammirare. Era, per assurdo, il traffico. E la parte che contava passava dietro, sull'asfalto che allora era selciato.
È l'equivoco su cui si rompono quasi tutte le visite a questo paese. Chi arriva sull'Alto Lario cercando una Bellagio scontata trova una cittadina che lavora, con due supermercati, un pronto soccorso e poche barche per turisti; si guarda intorno un'ora, non capisce, riparte.
Chi sa cosa sta realmente osservando, trova la capitale di un piccolo Stato.

