Per arrivare alla villa che oggi racchiude la fonte, bisogna passare attraverso uno dei delitti politici più clamorosi del Cinquecento italiano.
Il 10 settembre 1547, a Piacenza, viene assassinato Pier Luigi Farnese. Era nato il 19 novembre 1503, figlio illegittimo del cardinale Alessandro Farnese (eletto papa Paolo III nel 1534) e di Silvia Ruffini. Nel 1545 il padre, papa, gli aveva concesso il neonato Ducato di Parma e Piacenza, sottratto allo Stato Pontificio.
Pier Luigi era inviso alla nobiltà piacentina, che lo apostrofava come «il bastardo del Papa», e all'Imperatore Carlo V, che vedeva nel ducato un'amputazione del Milanese spagnolo.
A organizzare la congiura è un nobile piacentino di trentatré anni: Giovanni Anguissola, nato a Piacenza nel 1514, fino a poco prima al servizio dello stesso Farnese.
La congiura coinvolge anche Aloisio Gonzaga, suo cognato, e ha l'appoggio politico di Ferrante I Gonzaga, governatore spagnolo di Milano. Pier Luigi viene ferito a morte nel Castello Visconteo di Piacenza e il suo corpo gettato nel fossato.
Per gli spagnoli, Anguissola diventa l'uomo del momento. Nel 1564, dopo anni di servizio, ottiene il governatorato di Como: carica spagnola, dato che il Ducato di Milano era allora sotto Filippo II. Nel 1573 acquista da un nobile locale, Gerolamo Gallo, il terreno boscoso di Torno dove sgorga la fonte intermittente.
Qualche mese dopo iniziano i lavori per quella che lui stesso vorrà chiamare Villa Pliniana.
La villa-fortezza
L'attribuzione architettonica è oggi definitivamente assegnata a Giovanni Antonio Piotti, detto il Vacallo (architetto attivo nel Comasco), anche se studi recenti hanno individuato un primo contributo di Pellegrino Tibaldi. I lavori durano tre anni e si concludono nel 1577.
L'edificio è programmaticamente ambiguo: facciata a quattro ordini di finestre, loggia dorica centrale, fondamenta direttamente sull'acqua del lago, una cascata di circa ottanta metri alle spalle che divide la montagna. È una villa di delizia ma anche una villa difesa, accessibile principalmente dal lago, in posizione che permette al proprietario di controllare chi si avvicina.
L'Anguissola ha ragione di temere. Negli ultimi anni di vita subisce due attentati, che lo colpiscono profondamente. Ammalatosi, muore a Como il 28 giugno 1578, prima che la villa sia completata. La sua morte avviene nel letto, per cause naturali: questo è documentato dal Dizionario Biografico degli Italiani.
La leggenda popolare romantica, però, racconta altro: che fosse perseguitato dal fantasma di Pier Luigi Farnese, che gli si presentava di notte alla porticina del lago lanciando lo stesso urlo emesso quando fu trafitto dai pugnali; e che una notte, tentando di catturarlo, Anguissola sarebbe scivolato nelle acque del Lario per non risalirne mai più.
La storiografia attuale è netta nel separare il dato dalla leggenda:
«Nonostante abbia un aspetto severo a causa della sua isolata posizione nell'ansa del lago, la villa non è dimora di alcun fantasma. In passato circolavano leggende di fantasmi dovute a tradizioni popolari infondate.»
— voce Villa Pliniana, Wikipedia (basata su Müller 2000 e Cani 2010)
L'erede Giulio Anguissola vende la villa nel 1590 al nobile milanese Pirro I Visconti Borromeo, che la completa, fa terrazzare i terreni circostanti per la vite e il castagno, e commissiona al comasco Gerolamo Borsieri un trattato sul «flusso e riflusso della Pliniana», raccogliendo tutte le spiegazioni note al fenomeno.
Gli amanti del lenzuolo (1843-1851)
La vera storia che ha alimentato la leggenda dei fantasmi è ottocentesca, e ha protagonisti documentati.
Il 24 settembre 1824, nella chiesa di San Fedele a Milano, una sedicenne Cristina Trivulzio sposa il ventiduenne principe Emilio Barbiano di Belgiojoso d'Este. Lei è la più ricca ereditiera d'Italia (dote: 400.000 lire austriache); lui è un noto libertino che molti hanno provato a sconsigliarle.
Il matrimonio dura pochi anni; non c'è mai divorzio formale, ma una separazione consensuale: Cristina diventerà una delle figure più importanti del Risorgimento italiano: patriota mazziniana, giornalista, autrice di Della presente condizione delle donne e del loro avvenire (1866), mentre Emilio prenderà la strada del libertinaggio.
Nel 1840 Emilio Barbiano di Belgiojoso acquista Villa Pliniana, dopo che dal 1831 era passata per tre proprietari minori (tra cui i patrioti Filippo Caronti e Gino Daelli). Ne progetta un completo rifacimento delle decorazioni.
Pochi anni dopo, a Parigi, Emilio conosce Anne-Marie Berthier, principessa di Wagram, duchessa di Plaisance. È figlia del maresciallo Louis-Alexandre Berthier, capo di stato maggiore di Napoleone, e nipote della duchessa di Birkenfeld.
È sposata con il duca di Plaisance e ha una figlia neonata. Tra il 1842 e il 1843 i due fuggono insieme da Parigi, abbandonando coniugi e figlia, e si rifugiano a Villa Pliniana. Vi vivranno otto anni, dal 1843 al 1851, in semi-isolamento.
Qui nasce la leggenda. Le fonti popolari, raccolte da Magda Martini nel libro Gli amanti della Pliniana (2003), raccontano che ogni notte, ai rintocchi della mezzanotte, i due si avvolgessero nudi insieme in un lenzuolo bianco e si tuffassero dalla loggia direttamente nel Lario, in un rito amoroso quotidiano per «placare la febbre d'amore che li divorava».
I paesani della riva opposta, in fin dei conti Moltrasio è a poco più di mezzo chilometro in linea d'aria, vedevano ogni notte alla stessa ora una figura bianca precipitarsi dalla loggia nelle acque scure. E credettero al fantasma.
Per anni si raccontò che a mezzanotte precisa lo spettro dell'Anguissola, o quello del suo Farnese, si gettasse nel lago tenebroso.
Era amore. Era esibizionismo. Era forse anche una sfida deliberata alle convenzioni del tempo, che la coppia poteva permettersi solo isolandosi in una proprietà davvero privata sul lago.
La storia finisce male. Anne-Marie lascia improvvisamente Emilio mentre dorme e si trasferisce a Milano, dove riprende la vita mondana acquistando un palco alla Scala. Emilio rimane recluso nella villa per alcuni anni. Si ammala di sifilide e muore nel 1858, in stato di delirio, nel palazzo milanese di famiglia. Cristina Trivulzio, sua moglie sulla carta, gli sopravvivrà fino al 1871.
Antonio Fogazzaro userà l'atmosfera della villa come scenario del suo romanzo decadente Malombra (1881), e Mario Soldati ne ricaverà nel 1942 un film omonimo che ha contribuito a cristallizzare il mito gotico della Pliniana.
Tra gli ospiti documentati della villa nei due secoli: Stendhal, Lord Byron, Ugo Foscolo, Vincenzo Bellini, Gioachino Rossini (che secondo la tradizione vi compose in tre giorni il Tancredi, anche se la datazione è incerta), Alessandro Volta in visita nel 1785 con Carlo Amoretti, l'imperatore Giuseppe II d'Austria e perfino Napoleone Bonaparte, che nel 1797 vi soggiornò brevemente e in seguito pensò di acquistare la villa come residenza di riposo.