featured image

21 Maggio 2026

I misteri di Villa Pliniana: Plinio, Leonardo e gli amanti

author

Lorenzo Bradanini e Lorenzo Tettamanti

Tempo di lettura: 12 minuti minuti

















Plinio, l'acqua che pulsa e gli amanti scandalosi: due misteri di Torno

Il sole è appena calato dietro il Monte Bisbino e la Breva ha smesso di soffiare. Sul ramo comasco del Lario scende quel silenzio carsico che solo i laghi profondi sanno produrre: un'acqua che riflette le luci dei paesi e non rivela nulla di ciò che ha sotto.

Quattrocentodieci metri sotto, nel punto massimo davanti ad Argegno. È profondo abbastanza per essere il quinto lago più profondo d'Europa, e a queste profondità, da duemila anni, qualcuno ha sempre creduto che si nascondesse qualcosa.

Pochi sanno che a meno di dieci chilometri da Como, in un'insenatura boscosa del comune di Torno, esistono due misteri che si toccano fisicamente: uno geologico e uno umano.

Uno tra di essi è una fonte che pulsa da prima dell'Impero Romano e che ha studiato perfino Leonardo. L'altro è la storia di un omicidio politico, di una villa-fortezza costruita dall'assassino, di una fuga d'amore ottocentesca e di un fantasma che probabilmente non è mai esistito.

Questa è la prima puntata di una serie sui misteri del Lario, raccontati con scrupolo e rigorosa documentazione.

Plinio, Leonardo e il sifone

La lettera del 100 d.C.

Tra il 96 e il 109 d.C. un avvocato comasco di nome Gaio Plinio Cecilio Secondo, che la storia conoscerà come Plinio il Giovane, raccoglie e cura per la pubblicazione la sua corrispondenza. Ne uscirà un epistolario di 247 lettere in nove libri (più un decimo postumo con il carteggio con l'imperatore Traiano).

Plinio era nato a Como tra il 61 e il 62 d.C. Suo padre morì quando lui era bambino e venne adottato dallo zio materno, Plinio il Vecchio, a sua volta nato a Como nel 23 d.C. e morto durante l'eruzione del Vesuvio il 24 agosto del 79 d.C., il giorno della grande catastrofe pompeiana che il nipote diciassettenne raccontò poi a Tacito in due lettere divenute celebri (Epistulae VI, 16 e VI, 20).

Nel quarto libro delle Epistulae, alla lettera numero 30, Plinio il Giovane si rivolge all'amico Lucio Licinio Sura, un senatore di origini iberiche, due volte console, considerato uno dei più acuti naturalisti del suo tempo. L'incipit latino è preciso:

«C. Plinius Licinio Surae suo s. Attuli tibi ex patria mea pro munusculo quaestionem altissima ista eruditione dignissimam.»

«Ti ho portato dal mio paese natale, in luogo di un piccolo dono, un problema degno della tua profondissima erudizione.»

Plinio il Giovane, Epistulae IV, 30, 1

Poi descrive la cosa con precisione quasi geometrica:

«Fons oritur in monte, per saxa decurrit, excipitur cenatiuncula manu facta; ibi paulum retentus in Larium lacum decidit. Huius mira natura: ter in die statis auctibus ac diminutionibus crescit decrescitque.»

«Una fonte nasce dalla montagna, scorre tra le rocce, è raccolta in una piccola sala da pranzo costruita dall'uomo; lì, trattenuta un poco, precipita nel lago Lario. Mirabile è la sua natura: tre volte al giorno cresce e decresce con aumenti e diminuzioni regolari.»

Epistulae IV, 30, 2

Plinio discute anche di un esperimento elegante per provare il fenomeno: si appoggia un anello su una pietra asciutta, l'acqua sale lentamente fino a coprirlo, poi si ritira progressivamente lasciandolo scoperto. La sua ipotesi (paragrafo 5) è quasi moderna:

«Spiritusne aliquis occultior os fontis et fauces modo laxat modo includit?»

«Forse una corrente d'aria nascosta apre e chiude alternativamente la bocca e i canali della sorgente?»

C'è anche una citazione, più sintetica, nello zio Plinio il Vecchio: nel libro II della Naturalis Historia, pubblicata nel 77 d.C., al capitolo 106 dedicato alle «meraviglie delle fonti e dei fiumi» (De mirabilibus fontium et fluminum), il fenomeno è registrato tra le curiosità idrologiche del mondo conosciuto. Quel libro II è un'enciclopedia di astronomia, meteorologia e fisica della Terra, e i due Plini sono gli unici due autori antichi a documentare il prodigio.

L'identificazione che è una scommessa

Qui serve onestà. La tradizione popolare comasca identifica con certezza la fonte di Plinio con quella che oggi pulsa dentro Villa Pliniana, a Torno. Il problema è che gli storici classici sono più prudenti.

Il Dictionary of Greek and Roman Geography curato da William Smith nel 1854, riferimento internazionale per la geografia antica, alla voce Larius Lacus registra un'osservazione importante:

«Il nome di Villa Pliniana è dato oggi a una villa circa un miglio oltre il villaggio di Torno, dove esiste una rimarchevole fonte intermittente, anch'essa descritta da Plinio (Plin. Ep. 4.30); ma non c'è ragione di supporre che questo fosse il sito di nessuna delle sue ville

— W. Smith (ed.), Dictionary of Greek and Roman Geography, voce Larius Lacus, 1854

In altre parole: la fonte di Torno è effettivamente intermittente, il fenomeno corrisponde, ma l'identificazione con la fons pliniana potrebbe essere una proiezione rinascimentale. L'epiteto «Pliniana» riferito al sito di Torno appare per la prima volta documentato nel 1494, nel resoconto del matrimonio tra Massimiliano I d'Asburgo e Bianca Maria Sforza scritto da Tristano Calco. È quindi un'attribuzione umanistica, non una continuità documentata.

Detto questo: la fonte di Torno è intermittente, è l'unica fonte intermittente nota nella zona del Lario, e il fenomeno è identico a quello descritto dai Plini. La probabilità che sia proprio quella di cui parla Plinio il Giovane è altissima, ma, e questo distingue la storia dal mito turistico, non è dimostrata con certezza assoluta.

Leonardo e il Codice Leicester

Tra il 1482 e il 1500, durante il suo primo soggiorno milanese alla corte di Ludovico il Moro, Leonardo da Vinci si occupa di idraulica per il Ducato. Studia il problema della navigabilità dell'Adda da Lecco a Milano (necessaria dopo l'apertura del canale della Martesana nel 1465), cerca minerali ferrosi sulle montagne del Lario, e nei suoi taccuini compaiono annotazioni precise sul territorio comasco.

Nel Codice Leicester, il manoscritto autografo di 72 pagine oggi di proprietà di Bill Gates, dedicato interamente a fenomeni dell'acqua e della Terra, Leonardo cita la fonte di Torno con una grafia caratteristica:

«fonte Priniana»

Leonardo da Vinci, Codice Leicester

L'errore di trascrizione (Priniana invece di Pliniana) è tipico delle sue annotazioni, ma il riferimento è inequivocabile. Anche nel Codice Atlantico (la più ampia raccolta vinciana, oggi alla Biblioteca Ambrosiana di Milano, datata 1478-1518) compaiono studi correlati.

Leonardo cercava una spiegazione meccanica del fenomeno, in linea con il suo programma di "ridurre tutto a misura". Non la trovò, ma la sua intuizione che si trattasse di un comportamento idraulico, e non magico come creduto fino ad allora, è quella su cui due secoli dopo si sarebbe costruita la spiegazione moderna.

Cosa c'è davvero sotto

La spiegazione oggi accreditata è dello studioso tornasco Pietro Müller (la sua monografia La Pliniana di Torno, Attilio Sampietro Editore, è alla seconda edizione del 2000). Si tratta di un sifone carsico naturale.

Dentro la montagna esiste una cavità che si riempie lentamente d'acqua attraverso infiltrazioni. Quando il livello raggiunge la sommità del sifone naturale che la collega all'esterno, l'effetto sifone si innesca: la cavità si svuota rapidamente attraverso la sorgente, finché l'acqua non scende sotto la presa di entrata del sifone.

A quel punto il deflusso si interrompe, la cavità ricomincia a riempirsi, e il ciclo riparte. Il periodo è di circa otto-dodici ore; i "tre volte al giorno" di Plinio sono considerati una stima ragionevole.

Lo stesso meccanismo spiega un fenomeno analogo, geograficamente vicino: il Fiumelatte, il torrente intermittente che sgorga sopra Varenna, citato anch'esso da Leonardo. Due fenomeni carsici unici in tutto l'arco alpino lombardo, entrambi sul Lario, entrambi documentati da osservatori antichi e rinascimentali.

La villa, l'assassino e gli amanti del lenzuolo

Per arrivare alla villa che oggi racchiude la fonte, bisogna passare attraverso uno dei delitti politici più clamorosi del Cinquecento italiano.

Il 10 settembre 1547, a Piacenza, viene assassinato Pier Luigi Farnese. Era nato il 19 novembre 1503, figlio illegittimo del cardinale Alessandro Farnese (eletto papa Paolo III nel 1534) e di Silvia Ruffini. Nel 1545 il padre, papa, gli aveva concesso il neonato Ducato di Parma e Piacenza, sottratto allo Stato Pontificio.

Pier Luigi era inviso alla nobiltà piacentina, che lo apostrofava come «il bastardo del Papa», e all'Imperatore Carlo V, che vedeva nel ducato un'amputazione del Milanese spagnolo.

A organizzare la congiura è un nobile piacentino di trentatré anni: Giovanni Anguissola, nato a Piacenza nel 1514, fino a poco prima al servizio dello stesso Farnese. La congiura coinvolge anche Aloisio Gonzaga, suo cognato, e ha l'appoggio politico di Ferrante I Gonzaga, governatore spagnolo di Milano. Pier Luigi viene ferito a morte nel Castello Visconteo di Piacenza e il suo corpo gettato nel fossato.

Per gli spagnoli, Anguissola diventa l'uomo del momento. Nel 1564, dopo anni di servizio, ottiene il governatorato di Como: carica spagnola, dato che il Ducato di Milano era allora sotto Filippo II. Nel 1573 acquista da un nobile locale, Gerolamo Gallo, il terreno boscoso di Torno dove sgorga la fonte intermittente. Qualche mese dopo iniziano i lavori per quella che lui stesso vorrà chiamare Villa Pliniana.

La villa-fortezza

L'attribuzione architettonica è oggi definitivamente assegnata a Giovanni Antonio Piotti, detto il Vacallo (architetto attivo nel Comasco), anche se studi recenti hanno individuato un primo contributo di Pellegrino Tibaldi. I lavori durano tre anni e si concludono nel 1577.

L'edificio è programmaticamente ambiguo: facciata a quattro ordini di finestre, loggia dorica centrale, fondamenta direttamente sull'acqua del lago, una cascata di circa ottanta metri alle spalle che divide la montagna. È una villa di delizia ma anche una villa difesa, accessibile principalmente dal lago, in posizione che permette al proprietario di controllare chi si avvicina.

L'Anguissola ha ragione di temere. Negli ultimi anni di vita subisce due attentati, che lo colpiscono profondamente. Ammalatosi, muore a Como il 28 giugno 1578, prima che la villa sia completata. La sua morte avviene nel letto, per cause naturali: questo è documentato dal Dizionario Biografico degli Italiani.

La leggenda popolare romantica, però, racconta altro: che fosse perseguitato dal fantasma di Pier Luigi Farnese, che gli si presentava di notte alla porticina del lago lanciando lo stesso urlo emesso quando fu trafitto dai pugnali; e che una notte, tentando di catturarlo, Anguissola sarebbe scivolato nelle acque del Lario per non risalirne mai più.

La storiografia attuale è netta nel separare il dato dalla leggenda:

«Nonostante abbia un aspetto severo a causa della sua isolata posizione nell'ansa del lago, la villa non è dimora di alcun fantasma. In passato circolavano leggende di fantasmi dovute a tradizioni popolari infondate.»

— voce Villa Pliniana, Wikipedia (basata su Müller 2000 e Cani 2010)

L'erede Giulio Anguissola vende la villa nel 1590 al nobile milanese Pirro I Visconti Borromeo, che la completa, fa terrazzare i terreni circostanti per la vite e il castagno, e commissiona al comasco Gerolamo Borsieri un trattato sul «flusso e riflusso della Pliniana», raccogliendo tutte le spiegazioni note al fenomeno.

Gli amanti del lenzuolo (1843-1851)

La vera storia che ha alimentato la leggenda dei fantasmi è ottocentesca, e ha protagonisti documentati.

Il 24 settembre 1824, nella chiesa di San Fedele a Milano, una sedicenne Cristina Trivulzio sposa il ventiduenne principe Emilio Barbiano di Belgiojoso d'Este. Lei è la più ricca ereditiera d'Italia (dote: 400.000 lire austriache); lui è un noto libertino che molti hanno provato a sconsigliarle.

Il matrimonio dura pochi anni; non c'è mai divorzio formale, ma una separazione consensuale: Cristina diventerà una delle figure più importanti del Risorgimento italiano: patriota mazziniana, giornalista, autrice di Della presente condizione delle donne e del loro avvenire (1866), mentre Emilio prenderà la strada del libertinaggio.

Nel 1840 Emilio Barbiano di Belgiojoso acquista Villa Pliniana, dopo che dal 1831 era passata per tre proprietari minori (tra cui i patrioti Filippo Caronti e Gino Daelli). Ne progetta un completo rifacimento delle decorazioni.

Pochi anni dopo, a Parigi, Emilio conosce Anne-Marie Berthier, principessa di Wagram, duchessa di Plaisance. È figlia del maresciallo Louis-Alexandre Berthier, capo di stato maggiore di Napoleone, e nipote della duchessa di Birkenfeld.

È sposata con il duca di Plaisance e ha una figlia neonata. Tra il 1842 e il 1843 i due fuggono insieme da Parigi, abbandonando coniugi e figlia, e si rifugiano a Villa Pliniana. Vi vivranno otto anni, dal 1843 al 1851, in semi-isolamento.

Qui nasce la leggenda. Le fonti popolari, raccolte da Magda Martini nel libro Gli amanti della Pliniana (2003), raccontano che ogni notte, ai rintocchi della mezzanotte, i due si avvolgessero nudi insieme in un lenzuolo bianco e si tuffassero dalla loggia direttamente nel Lario, in un rito amoroso quotidiano per «placare la febbre d'amore che li divorava».

I paesani della riva opposta, in fin dei conti Moltrasio è a poco più di mezzo chilometro in linea d'aria, vedevano ogni notte alla stessa ora una figura bianca precipitarsi dalla loggia nelle acque scure. E credettero al fantasma.

Per anni si raccontò che a mezzanotte precisa lo spettro dell'Anguissola, o quello del suo Farnese, si gettasse nel lago tenebroso.

Era amore. Era esibizionismo. Era forse anche una sfida deliberata alle convenzioni del tempo, che la coppia poteva permettersi solo isolandosi in una proprietà davvero privata sul lago.

La storia finisce male. Anne-Marie lascia improvvisamente Emilio mentre dorme e si trasferisce a Milano, dove riprende la vita mondana acquistando un palco alla Scala. Emilio rimane recluso nella villa per alcuni anni. Si ammala di sifilide e muore nel 1858, in stato di delirio, nel palazzo milanese di famiglia. Cristina Trivulzio, sua moglie sulla carta, gli sopravvivrà fino al 1871.

Antonio Fogazzaro userà l'atmosfera della villa come scenario del suo romanzo decadente Malombra (1881), e Mario Soldati ne ricaverà nel 1942 un film omonimo che ha contribuito a cristallizzare il mito gotico della Pliniana.

Tra gli ospiti documentati della villa nei due secoli: Stendhal, Lord Byron, Ugo Foscolo, Vincenzo Bellini, Gioachino Rossini (che secondo la tradizione vi compose in tre giorni il Tancredi, anche se la datazione è incerta), Alessandro Volta in visita nel 1785 con Carlo Amoretti, l'imperatore Giuseppe II d'Austria e perfino Napoleone Bonaparte, che nel 1797 vi soggiornò brevemente e in seguito pensò di acquistare la villa come residenza di riposo.

Villa Pliniana e il borgo di Torno

Villa Pliniana

Oggi è una proprietà privata gestita dal gruppo Sereno Hotels come dimora di lusso disponibile per soggiorni esclusivi ed eventi. La fonte intermittente è all'interno del cortile della villa e non è accessibile al pubblico in modo libero. La cascata alle spalle, alta circa ottanta metri, è invece ben visibile dal lago.

Il modo più suggestivo e legittimo per vedere la villa è dal lago: la Navigazione Lago di Como opera servizi di linea che passano davanti alla Pliniana (linea Como-Bellagio, fermata di Torno). In barca privata o noleggiata si può avvicinarsi alla facciata fino a poche decine di metri. Il colpo d'occhio al tramonto, con la cascata che cade direttamente sull'acqua e la facciata cinquecentesca che emerge dal verde, è esattamente quello che colpì Stendhal e Byron.

L'associazione culturale Iubilantes (sede a Como) organizza periodicamente, spesso in occasione di anniversari leonardiani o pliniani, aperture straordinarie con visita guidata alla fonte. Conviene realmente consultare i loro programmi.

Borgo di Torno

Oltre alla villa, vale la pena visitare:

  • la chiesa di San Giovanni Battista (XII secolo, portale rinascimentale della scuola dei Rodari, gli stessi autori delle sculture del Duomo di Como)
  • la chiesa di Santa Tecla sulla riva del lago Il borgo è raggiungibile da Como in trenta minuti di battello o quindici di auto.

Un po' di quesiti ricorrenti

La fonte di Plinio è davvero quella di Villa Pliniana?

Quasi certamente sì, ma con un asterisco. La fonte di Torno è effettivamente intermittente, il fenomeno corrisponde alla descrizione plinianapoint per point, ed è l'unica fonte di questo tipo nel Lario. Però l'identificazione è una tradizione umanistica documentata solo dal 1494 (Tristano Calco), e il Dictionary of Greek and Roman Geography di William Smith (1854) nota che non c'è prova che il sito corrisponda a nessuna delle ville pliniane. È probabile, non certo.

Anguissola è stato davvero ucciso dal fantasma di Farnese?

No. Giovanni Anguissola morì nel suo letto a Como il 28 giugno 1578, malato dopo aver subito due attentati negli ultimi anni di vita. La leggenda romantica del fantasma di Farnese è una sovrapposizione successiva, alimentata dall'atmosfera della villa e dal romanzo Malombra di Fogazzaro (1881). La storiografia attuale, Müller, Cani, il Dizionario Biografico degli Italiani, è netta nel separare il dato dalla leggenda.

Si può visitare Villa Pliniana?

La villa è proprietà privata gestita da Sereno Hotels come dimora di lusso per soggiorni esclusivi. Non c'è accesso libero. Si vede meglio dal lago: la navigazione di linea Como-Bellagio passa davanti alla facciata, e barche private possono avvicinarsi. Per aperture straordinarie, l'associazione Iubilantes di Como organizza visite in occasioni speciali.

Leonardo ha davvero studiato la fonte?

. La cita esplicitamente nel Codice Leicester (con la grafia caratteristica «fonte Priniana»), il manoscritto autografo dedicato a fenomeni dell'acqua. Probabilmente la visitò di persona durante il suo primo soggiorno milanese (1482-1500), quando era impegnato per il Ducato in studi di idraulica sul Lario e sull'Adda. Anche Alessandro Volta, nato a Como, vi si recò con Carlo Amoretti nel 1785.

Quanto è profondo davvero il Lago di Como?

410 metri nel punto massimo, davanti ad Argegno, sul ramo comasco. È il quinto lago più profondo d'Europa. La superficie è di circa 146 km².

Il gran finale

Due misteri a duecento metri di distanza, separati da quindici secoli. Da una parte un sifone carsico naturale che pulsa da prima di Cristo e che ha occupato la mente di Plinio il Giovane (Epistulae IV, 30 — circa 100 d.C.), di Plinio il Vecchio (Naturalis Historia II, 106 — 77 d.C.) e di Leonardo da Vinci (Codice Leicester, fine Quattrocento).

Dall'altra una villa-fortezza voluta nel 1573 da un assassino politico, abitata otto anni dagli amanti scandalosi di mezza Europa, mitizzata da Fogazzaro e da Soldati.

I misteri del Lago di Como, quelli veri, non sono fatti di mostri preistorici e fantasmi notturni. Sono fatti di acqua che obbedisce alla geologia con la regolarità di un orologio, di documenti d'archivio che resistono al tempo, di lettere latine ancora leggibili dopo duemila anni, di omicidi politici e di fughe d'amore documentate giorno per giorno.

La leggenda nasce dove la storia si interrompe per un momento: il fantasma di Farnese al posto della malattia di Anguissola, lo spettro al posto degli amanti nudi; ma la storia è quasi sempre più interessante della leggenda, se la si racconta con cura.

Torno è lì, raggiungibile in trenta minuti di battello da Como. La fonte continua a pulsare ogni otto-dodici ore. La villa continua a essere malinconica all'imbrunire. E i documenti, quelli, restano.

Salute, e occhi aperti.


Vai all'articolo precedente

Vai al prossimo articolo